Siamo alle solite… recitava uno slogan pubblicitario. Ma guardare il problema (qualora esistesse) da un’altra angolazione no? Se me lo consentite, vorrei dare il mio modesto contributo in materia di discriminazioni (perché è di questo che si parla giusto?) anche se è complicato rispondere a qualcuno di cui non conosci il nome e che da adesso citerò come signor Sicilia Pride 2009. Chi scrive, (io) si chiede il perché ci si debba uniformare alla stessa stregua di “cose”: neri, bianchi, buoni, cattivi, gay (a proposito, quale è il significato di questo termine…?) Io, caro signor Pride, credo che tutti facciamo parte della stessa società civile, senza distinzione di colori, etnie o preferenze e, penso anche, che il maggiore ostacolo delle cosiddette minoranze è
…sentirsi minoranza!
Lei si starà chiedendo il perché di questo mio intervento, e se non se lo chiede Le rispondo lo stesso. Spesso mi capita di assistere ad eventi (tipo questo, per cui mi sono sentito in dovere di intervenire) dove il messaggio percepito è a dir poco violento. Mi spiego: si parla di – noi più forti di loro… – ma scusate, non si parlava di discriminazione? E il messaggio che dovrebbe leggersi tra le righe? Spesso mi manda in confusione sentir parlare autorevoli esponenti del suo “movimento” di argomenti scioccanti, almeno per il sottoscritto, come ghetti o giudecche o – …dobbiamo essere autonomi ecc ecc – Ma dove, ma quando!? Da soli non si va da nessuna parte siamo tutti figli di questo mondo a prescindere dalle nostre preferenze sessuali, e si, perché è proprio questo il nocciolo della questione. Non me ne vogliano i miei amici, ma il vero problema del mondo gay sta nella testa degli gay. Sono loro che pensano di essere dalla parte sbagliata (ma chi le ha assegnate poi queste parti?) guardi che quello che succede nelle camere da letto della gente non interessa a nessuno, salvo qualche maniaco. Vedere camminare mano nella mano due ragazzi o due ragazze, non scandalizza più nessuno. Il vero problema, come dicevo è alimentato da questo atteggiamento evasivo e carbonaro. Si ricordi caro signor Pride: uno è l’eccezione, tanti, molti, sono la normalità. Quindi, ben vengano le manifestazioni, ma più che manifestazioni direi feste, feste che coinvolgano TUTTI, …diamine se siete in grado di coinvolgere la gente. Altro che ghetti o giudecche.
Un caro saluto
La casa (abitazione, dimora…), bene primario ed imprescindibile
Oggi in un attacco di digito-prurito, mi sono venuti in mente le mie galline. Qualsiasi cosa accada, qualsiasi cosa stiano facendo, alle 17, 17:30 massimo, li vedo dirigersi una dopo l’altra verso il pollaio, verso casa.
Un giorno provai a lasciare chiusa la porticina d’ingresso, rimasero tutte li attorno al recinto, aspettando che qualcuno aprisse l’uscio affinchè potessero riparare nella loro casa.Allora capii che davano per scontato il loro diritto, confidando in chi li governa, proprio così in chi li governa in cambio di un piccolo tributo: l’uovo.
Quindi, credo fermamente che qualsiasi essere vivente, abbia diritto ad una casa.
Tutte le statistiche dicono che l’80% delle famiglie italiane sono in possesso di una casa propria.
Quindi il problema della casa riguarda solo il 20%, per fare una analogia con le mie 10 galline, 8 stanno nel pollaio e due si arrangiano come possono?! Tanto sono galline, e chi se ne frega direbbe qualcuno…
No! La casa è un bene primario!!!
Vediamo un pò come chi ci ha governato negli anni, ha cercato di risolvere il problema delle case. Nella mia città, tra gli anni 60 e 80 quasi tutta la periferia è stata utilizzata per costruire alloggi destinati alla edilizia popolare. Mi riferisco alle zone di Villaggio S. Agata, Nesima, Librino, S. Giovanni Galermo ecc.
A chi sono stati destinati questi alloggi? Volendo fare una percentuale, direi: per il 90% a chi frequentava le varie sezioni, rispettivamente DC, PSI, PRI, PCI.
Sono a conoscenza di casi dove i portaborse dei politici allora in auge, venivano collocati con incarichi di responsabilità nei vari enti da loro controllati (Comune, Provincia, IACAP, Acquedotto…) e a tutti i membri della famiglia venivano assegnati gli alloggi popolari (Vecchi genitori, figli, nonni, zii ecc)
Adesso parlo dello scandalo che era sotto gli occhi di tutti.
Dopo un periodo più o meno lungo, a questi assegnatari, veniva data la possibilità di acquistare questi alloggi, scomputando quello che avevano pagato nel pregresso ed integrandolo con una cifra irrisoria.
Faccio un esempio: se il canone mensile era di 5.000 lire (si avete capito bene cinquemilalire al mese) integrando la somma che secondo un allegro calcolo della ragioneria comunale (dipendente dal colore della tessera di partito), questa casa diventava di proprietà dell’assegnatario.
Adesso, molti di questi alloggi, costituiscono un ampia fetta del mercato immobiliare, vendite ed affitti, e non pensate che vista la loro natura i prezzi siano modici.
Per esempio: al Villaggio S.Agata, un alloggio assegnato, poi diventato di proprietà degli eredi (Questo è scandaloso) dell’assegnatario, viene messo in vendita a 180.000 euro, quando ne è costato solo un paio di milioni (di lire), oppure viene dato in affitto a 600 euro al mese.
Detto questo, qualcuno dirà che le cose nel passato andavano così.
Ci può stare, ma ditelo a chi una casa non la possiede e non potrebbe pagare neanche 10 euro per l’affitto, semplicemente perchè se riesce a guadagnarne 20 quando va bene e dopo una giornata di lavoro, questi non basterebbere neanche per mangiare.
Un mio personalissimo parere. Se non abiti più nell’alloggio popolare, vuol dire che non ne hai più di bisogno. Ti venga restituita la somma che hai integrato per entrarne in possesso e l’alloggio va ad una famiglia che è senza casa. Adesso qualcuno mi dia torto e me lo motivi. Il mio blog è aperto a tutti
Non mi dilungo nei criteri di assegnazione degli alloggi, quasi tutti quelli che stanno dentro al problema sanno come sono avvenuti ma, parlerei di come potere risolvere il problema.
Seguitemi in questo ragionamento.
Solitamente quando un azienda approccia una iniziativa che va al di la del proprio know-How, da vita ad un progetto pilota.
Un progetto pilota è frutto di una attenta analisi che considera i benefici e gli eventuali costi dello stesso. Se l’analisi è fatta bene, i rischi sono sotto controllo come i costi, e nella peggiore delle ipotesi ci si rimette quanto destinato in termini di tempo e di risorse.
Ecco un mio progetto:
Premessa: la città di Catania, (città dove vivo) a sud di essa, si estende per un immenso territorio (la Piana di Catania). Facendo un giro alla piana, a partire dal Buttaceto, si assiste ad una preoccupante desolazione. Ettari di terreno incolti ed apparentemente abbandonati, con casolari bellissimi e cadenti. Tempo fa mi presi la briga di chiedere a chi appartenesse un determinato fondo anch’esso lasciato in stato di abbandono, credetemi è stata una partita persa. Al comune mi hanno riso in faccia, al catasto quando ti va bene ti dicono che non hai diritto ad avere le informazioni perchè non sei proprietario ( scusate ma sei io sto cercandolo stu proprietario…). per farla breve, questo terreno come tanti altri giace li più desolato che mai.
Veniamo al progetto.
Il comune, la provincia o la regione, emetta un bando con i seguenti requisiti:
- “si assegna una frazione di 0,5 ettari in zona Piana di Catania a titolo gratuito con l’obbligo di incrementare l’allevamento e l’agricoltura. La concessione durerà a tempo indeterminato con il divieto di cedere a terzi il fondo o parte di esso, pena la riassegnazione ad altri dell’intero fondo.”
“L’assegnatario presenterà entro 180 giorni un Business Plan per ristrutturare o edificare l’alloggio padronale ivi compreso il costo di eventuali ausili per svolgere una professione ivi compreso il costo di macchine agricole per coltivare la terra assegnata ivi compreso il costo per rendere l’alloggio padronale ed eventuali dipendenze autonome energeticamente ed idricamente. L’ente assegnante valuterà il progetto ed erogherà il contributo a fondo perduto, per stati di avanzamento”
“Il fondo sarà assegnato esclusivamente a persone fisiche che dimostrano il loro stato di indigenza. Restano esclusi società, persone giuridiche, comitati, clubs, Onlus, circoli ed altre associazioni.”
“Controlli annuali accerteranno lo stato di avanzamento dei singoli insediamenti per valutare la buona volontà degli assegnatari. Qualora si verificassero intoppi che vanno oltre le conoscenze tecniche degli stessi, l’ente assegnate metterà a disposizione degli esperti nei periodi prestabiliti .”
Facciamo un pò di analisi di quanto sopra esposto.
Anzi fatela voi, viandanti della rete. Ne vogliamo parlare?
Franky
Ciao Enzo!!
Clicca
